Al Dameer, organizzazione che fornisce assistenza legale ai prigionieri e difende i diritti umani, ha visitato più di ottanta prigionieri stranieri in Ramla e Beer Al-Saba. Queste persone sono state arrestate lo scorso venerdì 8 luglio 2011, al loro arrivo a Tel Aviv nella speranza di visitare la Palestina e di fornire solidarietà alla popolazione locale che lotta contro l’occupazione israeliana. Al Dameer condanna con forza le azioni del governo israeliano e le loro arbitrarie violazioni dei diritti umani, come la libertà di circolazione, di associazione e di espressione. L’attuale situazione dimostra che Israele ha di fatto imposto un blocco non solo su Gaza, ma anche su West Bank, impedendo l’ingresso in Palestina ad attivisti stranieri e arrestandoli senza legittime ragioni.
Negli ultimi giorni, l’istituzione Al Dameer, che fornisce assistenza ai prigionieri e lotta per la difesa dei diritti umani, ha visitato più di ottanta stranieri in prigione a Ramla e Beer Al-Saba. Essi sono stati arrestati discriminatamente dall’esercito di occupazione lo scorso 8 luglio 2011 al loro arrivo a Tel Aviv per fornire solidarietà al popolo palestinese nella loro lotta contro l’occupazione. L’istituzione Al Dameer condanna con forza le azioni di Israele e le loro arbitrarie violazioni dei diritti umani, tra i quali la libertà di circolazione, di associazione, di espressione e di opinione. Questa è la prova che Israele impone un blocco non solo sulla striscia Gaza ma anche su West Bank attraverso sia restrizioni all’entrata a pacifici attivisti occidentali sia il loro arresto.
Le prime delegazioni straniere hanno cominciato a raggiungere l’aereoporto di Ben Gurion venerdì mattina 8 luglio 2011 per prendere parte all’iniziativa Welcome to Palestine, organizzata dalla società civile palestinese con lo scopo di consentire a centinaia di attivisti internazionali di visitare i territori palestinesi occupati. Un numero limitato di stranieri ha avuto accesso nei territori palestinesi attraverso l’aereoporto di Ben Gurion, mentre alla maggioranza degli attivisti è stato negato l’ingresso e molti di essi sono stati messi in custodia cautelare e detenuti in diverse parti dell’aereoporto, per poi essere trasferiti nelle prigioni di Ramla e Beer Al- Saba la sera di venerdì 8 luglio.
Oltre alla violazione arbitraria della libertà di circolazione, gli attivisti stranieri sono stati trattati miseramente. Tra il 9 e il 12 luglio, avvocati membri dell’associazione Al Dameer (Annan Odan e Samer Semaan) hanno visitato i detenuti che hanno sostenuto di non aver ricevuto né cibo né acqua. Fadwa Al- Atrash, uno studentessa di 19 anni, ha dichiarato all’avvocato di non aver ricevuto né cibo né acqua tra le 15,30 e la mezzanotte nella prigione di Ramla. Inoltre, Fadwa è stata trattenuta in un veicolo militare con un altro straniero per circa un’ora. Malgrado l’alta temperatura, i soldati hanno deliberatamente alzato il riscaldamento nella macchina. In aggiunta, secondo Fadwa, le autorità hanno morso gli stranieri durante la loro detenzione nell’aereoporto. Fadwa è stata morsa alle gambe e colpita al viso e alla schiena da tre officiali della sicurezza all’aereoporto. Muhammad Najjar, un cittadino belga di 33 anni, è stato morso due volte all’aereoporto. Quando 4-5 ufficiali israeliani lo hanno messo con forza nell’aereo in direzione per il Belgio, Najjar si è rifiutato. Come risultato, i soldati lo hanno preso a calci e lo hanno picchiato. Quando Najjar ha tentato di proteggere Fethiye Abdul Albardali, egli è stato attaccato da circa 10 forza di sicurezza.
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